2011-05-25

Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave - B Movie Cult#04


Sergio Martino è passato alla storia come regista della commedia sexy su il bellissimo “Giovannona Coscialunga, disonorata con onore” ma il cineasta romano oltre ad una parentesi nel poliziesco con“Milano Trema: La Polizia Vuole Giustizia” del 1973, ha prodotto thriller di tutto rispetto esordisce infatti sul grande schermo proprio con un thriller, “Lo Strano Vizio della Signora Wardh” nel 1971 e un anno dopo replica il successo ottenuto con il primo film grazie a “Tutti i colori del buio”, entrambi con Edvige Fenech una volta sua moglie. Ma è con il film “Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave” che raggiunge la perfezione stilistica,la più fedele trasposizione cinematografica del racconto di Egdar Alla Poe “Il gatto nero”, che sia mai stata girata fino ad oggi. Il film girato nella bigotta e repressa provincia veneta, dove uno scrittore, Oliviero Ruvigni, in crisi di ispirazione, è preda di allucinazioni di ogni tipo, vive nel ricordo morboso della madre defunta, tortura psicologicamente la moglie Irene e nutre sentimenti affettuosi solamente nei confronti di un gatto nero di nome Satana.
Intanto, in paese avviene un orrendo delitto, del quale lo stesso Oliviero è sospettato. In seguito, muore in circostanze oscure la cameriera di casa Ruvigni, che viene murata in cantina. Mentre Satana continua a miagolare insistentemente, l’arrivo alla villa della nipote Floriana porterà grandi sconvolgimenti.
Questa pellicola mostra come il cinema horror italiano ha veramente insegnato tantissimo a quello americano e non solo. Inutile star a menarla sulla bravura degli attori, e la direzione di Martino che mostra un Luigi Pistilli, che nell’interpretazione dello scrittore Oliviero Ruvigni, anticipa Jack Nicholson in “Shining”; ma in stato di grazia sotto la sapiente direzione del regista romano sono anche un Anita Strindberg che interpreta Irene e la disinibita Edvige Fenech. Il film pur non tradendo lo schema dell'horror italiano della prima fase, dove le donne sono sempre vittime di violenza, assassina, o carnefici da un interpretazione finale davvero rivoluzionaria, tutto quello che sembra è svolta dopo svolta rimesso in discussione durante il film; le scene erotiche sono torbide e malinconiche: non c’è nulla di divertente e di giocoso. tutto è in decadenza, pazzia, giochi psicologici, si mescolano in sequenze folli e di violenza estrema, dove la calma apparente della borghese villa gotica immersa nel piatto provincialismo nasconde segreti e follie inconfessabili. Tutto mescolato con la sapiente musica di Nicolai.
Ultima cose su questo lungometraggio che merita davvero di essere visto in una scena appare una giovanissima Enrica Bonaccorti,

La colonna sonora del maestro Bruno Nicolai Sapphic Love

Una scena del film